sabato 30 gennaio 2010

Giochi e giocattoli egizi

Gli egizi erano accaniti giocatori, molto spesso risolvevano le loro controversie ricorrendo al gioco; quindi giochi di società e giocattoli d'infanzia non erano certo sconosciuti, come testimonia un antico papiro che parla di un giovane egizio vissuto all'epoca del Nuovo Regno.
Nekthy aveva otto anni, come tutti i piccoli egizi, adorava giocare all'aperto con altri bambini della sua età, e la madre era d'accordo, poiché non amava essere disturbata dai bambini quando puliva la casa o cucinava. Con i ciottoli o l'argilla, Nekhty disputava interminabili partite, talvolta, la banda gioiosa si dedicava a sfrenati giochi con la palla.
Per confezionare queste palle, per lo più veniva usato un tessuto arrotolato, ma negli ambienti più agiati si utilizzavano un pezzo di cuoio cucito o bordato di perline; le tre sorelle di Nekhty preferivano invece giocare con le bambole d'argilla, di cenci o di legno; alcune bambole avevano le braccia articolate e le bambine si divertivano a cambiare loro la parrucca. La più piccola adorava passeggiare tirando con una fune un piccolo animale di legno o d'avorio montato su rotelline.
Anche Nekhty tremila anni fa collezionava figurine, alcune le scambiava con i compagni, altre le confezionava lui stesso, coma aveva imparato da suo padre, Semui, che era il servitore di un funzionario di Tebe. Queste figurine, scolpite in argilla, rappresentavano spesso animali come l'ippopotamo, le scimmie, i coccodrilli o i buoi; un grande bestiario popolare ispirato alla fauna egizia.
Per i bambini più ricchi, le figurine erano di alabastro o d'avorio, la tomba di Tutankhamon, il giovane faraone morto a circa vent'anni, ne conteneva un gran numero.
Gli animali domestici avevano una grande importanza nella vita dei bambini, Nekhty possedeva un cane, un grazioso meticcio di levriero che lo seguiva ovunque. Possedeva anche dei piccioni che aveva addomesticato e che nutriva personalmente con chicchi d'orzo; nelle famiglie agiate non era raro che a un bambino venisse donata una gazzella catturata nel deserto.
Gli esercizi all'aria aperta, numerosi e molto vari, costituivano un mezzo efficace per mettere alla prova la propria abilità, resistenza e forza. Le vendemmie ispiravano un gioco chiamato ''tirare per Shezemu'', essendo Shezemu il dio del torchio; i bambini dovevano colpire con un bastone alcuni bersagli posti al suolo.
Il gioco del capretto era piu complicato: due bambini si sedevano per terra faccia a faccia, con le gambe e le braccia ben tese, le dita delle mani divaricate e il tallone sinistro che toccava la punta del piede destro; formavano così un ostacolo che gli altri bambini che partecipavano al gioco dovevano superare senza barare. I ragazzi che costituivano l'ostacolo dovevano tentare di bloccare il saltatore per le mani e farlo cadere, gettando così il ''capretto'' all'aria. La lotta, la corsa sulle ginocchia, le acrobazie e il lancio del giavellotto erano attività molto diffuse.
Anche le bambine praticavano giochi fisici, ma si dedicavano più volentieri alla danza, ai giochi di abilità o ai giochi con la palla, tutte le ragazzine, non soltanto quelle destinate a diventare ballerine, imparavano a danzare; ricevevano spesso anche lezioni di acrobazia per partecipare a spettacoli rituali o popolari.
Gli egizi amavano ritrovarsi nella frescura di un giardino per dedicarsi ai giochi di società.

Nel Medio Regno, il gioco del serpente, il mehen, godeva dei maggiori favori del pubblico; tramandato dalla preistoria egizia, si giocava sopra un tavolo rotondo sul quale era raffigurato o intarsiato un serpente arrotolato a spirale su stesso, con la testa al centro e con il corpo diviso in caselle. I giocatori si servivano di pedine a forma di leone, spesso d'avorio, che tiravano fuori da un cofanetto di legno: tre leoni, tre leonesse e alcune biglie rosse e bianche. Questo gioco, lontano antenato del nostro gioco dell'oca, aveva un significato simbolico, derivante dalle antiche tecniche di caccia al leone, che consistevano nel far cadere la bestia in una fossa usando un serpente morto come esca.


Il mehen scomparve nel Nuovo Regno, il celebre senet, di cui non si conoscono bene le regole(potrebbero essere state simili ai nostri scacchi o dama), si presentava sotto forma di scacchiera con trenta caselle quadrate, di cui tre con geroglifici, disegnate su una cassetta di legno prezioso con cassettino sul fronte anteriore per custodire le pedine; i due giocatori, seduti l'uno di fronte all'altro, disponevano di pedine a forma di cono sormontate da un bottone rotondo e di altre pedine simili a un rocchetto, per giocare venivano gettati gli astragali.


Infine, il gioco del cane e dello sciacallo opponeva due giocatori, ciascuno dei quali provvisto di cinque bastoncini di osso, che terminavano con teste di sciacallo o di cane, da disporre sopra un scultura a forma di animale o di tavolo, sul quale erano praticati sessanta fori. Le regole del gioco non ci sono state tramandate ma secondo le ipotesi più accreditate, ogni giocatore muoveva i propri pezzi lungo uno dei due lati del percorso evidenziati da un bordo colorato o collegati fra di loro da linee, fino a quando uno dei due non arrivava ad un punteggio che gli permettesse di vincere.
Tutto questo ci fa capire come i secoli e la struttura sociale non cambi le cose più semplici della nostra esistenza.

sabato 23 gennaio 2010

Intervista su Akhenaton



Si hanno notizie di Akhenaton prima della sua ascesa al trono? E quale Egitto eredita come successore di Amenophi III?”
“Le notizie che si hanno su Akhenaton sono tutte legate alla presunta co-reggenza tra lui e suo padre. Molti studiosi hanno difatti ipotizzato che Amenhotep III per rafforzare l'autorità reale abbia associato al trono un reggente; naturalmente tutto questo aveva come unico scopo quello di combattere l'avversa influenza sacerdotale. Si deve poi rimarcare che altri studiosi ipotizzano che Akhenaton abbia raggiunto un potere pieno solo quando suo padre e sua madre erano in veneranda età, come testimonierebbe una stele conservata a Londra; tuttavia su entrambe le ipotesi gli egittologi esprimono opinioni contrastanti. Akhenaton eredita da suo padre un Egitto che ha già tutti i problemi che spesso, in modo superficiale, vengono attribuiti come unico frutto del suo regno; è per l'appunto rilevante sottolineare che i suddetti problemi intestini furono già evidenti nell'eredità lasciata da Thutmose IV ad Amenhotep III. Infatti è con quest'ultimi che inizia il distacco con il clero tebano, che porterà poi Amenhotep III a spostare il palazzo reale da Tebe a Malqata e che susseguentemente condurrà Akhenaton verso quello che oggi definiamo ‘’scisma amarniano’’. Inoltre è con Amenhotep III che abbiamo l’inizio del processo di indebolimento militare che viene solitamente fatto coincidere unicamente con il periodo della reggenza del figlio. Quindi, in definitiva, l’Egitto lasciato ad Akhenaton, seppur ricco, è un paese che si trova in una situazione politica precaria e con una forte instabilità e che preme per un cambiamento sia internamente che esternamente.”


“Un tuo ritratto di Akhenaton”
“Akhenaton è stato definito con diversi titoli; profeta, pazzo, mentecatto e, il mio preferito, alieno; è bene innanzitutto chiarire che non era nulla di tutto ciò. Indiscutibilmente contraddistinto da una forte personalità, fu essenzialmente un politico dallo scarso talento, un uomo egocentrico e machiavellico che, tuttavia, capì che l’unico modo per ridare ad un faraone la sua propria essenza era quello di riportare, alla percezione del popolo, l'identificazione tra il faraone stesso e un dio assoluto; è bene ricordare che ogni faraone era già una divinità ma, nell’epoca in cui visse il nostro Akhenaton, segnata dallo strapotere del clero, non serviva a molto essere un dio fra tanti. Quindi, quando l’Egitto entrò in crisi, in seguito alla "coraggiosa" campagna politico-religiosa di Akhenaton, non fu perché egli allontanò il suo popolo da un pantheon di dei effimeri, ma perché cercò di detronizzare e cancellare colui che ormai da secoli aveva assunto il ruolo principale, Amon. Il faraone era la luce, l’unico mezzo di comunicazione con colui a cui gli egizi dovevano la vita, Aton aveva infatti scelto di creare il mondo, facendo subentrare la componente della decisione arbitraria nella creazione eliminando la casualità tipica del caos originario del pantheon egizio; Il regnante era quindi il dio in terra e da lui, come si può osservare in un famoso bassorilievo, il popolo ottiene la benevolenza dell’Aton. Tutto questo lo racchiude nel suo nome, durante il quinto anno del suo regno compie quel cambiamento nominale così importante e famoso, passa infatti da Amenhotep (Amon è soddisfatto) ad Akhenaton (luce di Aton), segnando il definitivo decollo di una rivoluzione iniziata da suo nonno e poi perpetrata dal padre. Con l’inno all’Aton, il faraone non fa altro che proclamare la grandezza del suo dio, innalzandolo al di sopra di tutti gli altri; infatti la “religione” di questo re non va interpretata come una fede monoteista ma come una oligarchia religiosa, dalla quale il clero viene escluso. Questa rivoluzione “copernicana” quindi è una vera mossa politica basata sull’arma più potente a disposizione di un regnante astuto, la religione; su colei a cui tutti noi affidiamo le nostre speranze e paure, perché l’uomo in quanto tale ha bisogno di confidare in qualcosa di più grande; Akhenaton questo lo sapeva e pensò bene di sfruttarlo a suo vantaggio. Il problema nasce quando un uomo inizia a credere nelle bugie che racconta. “Governare è far credere” disse Niccolò Machiavelli, e in tutto questo c’è una logica che, per quanto cinica, è fondamentale per comprendere Akhenaton. Infatti, tutto ciò che costruì per riprendere il potere, era basato proprio su questa verità, egli si costruì un fantoccio, Aton, e mise in scena una brillante commedia, che, purtroppo per lui, si trasformò in una tragedia personale. Le varie ipocrisie possono durare fino a quando la persona che le dice ha ben chiaro a cosa servono ed è in grado di gestire la menzogna e di proporla come realtà, ma, se si inizia nel credere in quella stessa realtà, si sprofonda nell'irrazionalità e si cade in un vortice di esaltazione, come fu per questo Faraone, dove la coscienza della manovrabilità altrui non ha avuto coscienza della manovrabilità personale. In parole semplici, è facile convincersi di essere un dio se tutti lo pensano e tutti lo accettano nel modo in cui tu l'hai proposto loro, e questo perché, come oggi, tremila anni fa quello che contava erano le apparenze; quando però questa gestione, tutt'ora applicata nella politica moderna, basti pensare a tutto ciò che non si conosce e che quindi non esiste, si trasforma in autoconvinzione ci si addentra in un fenomeno psicologico particolarmente pericoloso, soprattutto se sei un uomo e non credi di essere solamente un dio, ma sei profondamente convinto di essere il Dio. Perdendo razionalità, Akhenaton si fece sfuggire dalle mani l’intero gioco, passando dalla politica al delirio religioso. Io quindi divido la sua tragicommedia in due atti, un primo in cui fu consapevole di ciò che era e di come fare per realizzare i suoi scopi, un secondo in cui si convinse di essere ciò che raccontava; perdendo di vista l’intero disegno. Con questo si spiega anche il perché Akhenaton si sia rinchiuso nella sua città, perché la sua era una realtà circoscritta, non accettata universalmente e quindi solo lì era quello che egli si considerava.''

“Come mai fu quasi nulla l’influenza del culto di Aton sul popolo?”
“Possiamo analizzare mille ipotesi del perché il popolo non abbia seguito questa fede, o meglio che l’abbia fatto solo di facciata e per un breve momento; ma troveremo la risposta in una sola e indiscutibile verità. Immaginiamo che uno dei più potenti capi di stato del nostro mondo, con un processo graduale ma veloce affermi e ci costringa a credere in una moltitudine di dei, che proclami di essere l’unico mezzo con coloro a cui tutti noi dobbiamo la vita e a cui affidiamo speranze o credenze; quale sarebbe la nostra reazione? Gli egizi erano ormai abituati in oltre tremila anni ad una forma religiosa abbastanza diversa, infatti il popolo continuò ad adorare i vecchi dei.”

“Il monoteismo di Akhenaton non escludeva gli altri dei e, quindi, come afferma Nicolas Grimal “Il cambiamento in sé non aveva nulla di rivoluzionario…”
“Akhenaton esaltava Aton, nella stessa titolatura del dio compaiono altre divinità come Ra e Shu; il culto estremizzato non escludeva gli altri dei, in fondo l’unico nemico del re era il clero tebano che venerava Amon. Ma la religione amarniana è appunto ristretta alla città di Tell el-Amarna e alla corte reale, infatti il resto del popolo non ebbe poi grandi sconvolgimenti.”

“Perché Akhenaton scelse Aton come simbolo di un nuovo culto? E qual’è il significato di questa parola?”
“Akhenaton scelse l’Aton perché era il disco del sole, e il suo significato è proprio ''disco del sole'', qualcosa che poteva esser visto, qualcosa che prima di lui aveva solo l’aspetto di un entità celeste e quel qualcosa che poi non è così banale; mostrare il divino. Il nome Aton è presenta già nel Medio Regno e anche dopo Akhenaton, con il faraone Horemheb viene definito ‘’corpo visibile di Ra’’. “Il culto monoteistico di Akhenaton è stato spesso ‘accostato’ al cristianesimo, il grande inno ad Aton paragonato al Salmo 104. Mosè stesso da più parti viene indicato come egizio e promulgatore di una religione che si accordava in molti punti con quella atoniana.E' importante evidenziare che ciò che incontriamo nelle parole dedicate al dio sole è si accostabile alla stessa forma di fede cristiana, ma nel paragone si commette anche un errore, perché anche se i fattori sono gli stessi, sono usati diversamente. Nelle tradizioni giudaiche, cristiane o coraniche, Dio è sempre il padre, fonte di speranza e giustizia per l’umanità; nell’epoca amarniana invece egli era per un lato tutto questo ma, mentre nelle tre grandi fedi monoteistiche non c’è una necessità assoluta e vincolante di un intermediario fra l’uomo e Dio, nella religione di Akhenaton, invece, è lui stesso l’unico collegamento, obbligato per i fedeli, che sono soltanto semplici mortali, fra terra e cielo; questo è spiegabile poiché il Dio veniva percepito non come ciò che ritroviamo in ognuno di noi ma come presente e possibile solo con e nell'essenza del re, l'eletto. Infatti dopo la morte del faraone il culto fu completamente abbandonato, perché scomparve il vero oggetto di venerazione. Per quanto riguarda Mosè è bene ricordarsi che la tradizione lo vuole principe d’Egitto, quindi cresciuto nelle consuetudini egizie; ed egli con Akhenaton aveva in comune proprio questo. Sono state formulate tantissime ipotesi sulla figura storica di Mosè, e una di questa lo vuole addirittura fratello di Akhanaton (altri invece hanno ipotizzato che fosse lo stesso faraone), secondo queste teorie, il fratello maggiore del re che si chiamava Thutmose, in realtà non morì prima di diventare faraone; ma tramutò il suo nome in Mosè (Thut\Mose)e iniziò un percorso che poi negli anni avrebbe coinvolto anche il fratello. Non ci sono prove che diano validità a queste teorie, ma quando la religione si mescola alla storia è davvero difficile avere un quadro chiaro dei fatti.”

“Vi è traccia nella storia dell’antico Egitto di culti monoteisti prima di Akhenaton?”
“E' importante prima di tutto definire la funzione fondante di un culto politeistico tipico delle società "superiori"; difatti, in questo tipo di società, tra cui si identifica anche l'Egitto, uno spettro variegato di divinità è fondamentale per fornire una realtà stabile agli uomini del presente che possono poi edificare una società sopra delle certezze immutabili, fondate nella loro completezza nel cosiddetto "tempo delle origini" dagli stessi dei ora venerati.La presenza di culti monoteistici, in particolar modo in una società fortemente conformata al suo patrimonio sacro, basti vedere come ogni sfera privata e pubblica aveva un suo corrispettivo rito nella religione canonica, è impropria nell'Egitto.I culti che si sono andati differenziando nell'arco del percorso storico di questa nazione sono stati tutti simbolicamente espressi in forma piramidale, al cui vertice a volte si trovavano dei differenti e che, in base al periodo storico, venivano cambiati in base a determinate priorità, o addirittura declassati, ma mai sostituiti, né canonicamente (si pensi che nella fondazione del culto di Aton, Akhenaton ebbe numerosi rapporti personali con il culto di Osiride) né socialmente (gli stessi operai che costruivano i templi dedicati ad Aton veneravano steli con inni ad Amon).Quando il faraone riuniva in sè il potere degli dei, riuniva comunque in un'unica figura le qualità di differenti entità, che restavano vive in quanto garanti di quel potere divino al faraone concesso.Andando tuttavia ad analizzare con attenzione la questione è importante differenziare tra la presenza di un culto monoteistico e la presenza di un solo dio; se il primo infatti è improponibile, il secondo nelle origini mitologiche di paesi come India, Grecia, Mesopotamia ed Egitto è sempre presente, si trova sempre un'entità iniziale che rappresenta la totalità del caos originario, da cui poi hanno origine gli altri dei. In definitiva, si può affermare che il culto di Aton fu estemporaneo e comunque mal interpretato nella storiografia egizia, che deve invece considerare basilare la struttura molteplice della sfera religiosa.”


“Ginevra, in una tua precedente risposta hai accennato ad un processo di indebolimento militare iniziato con Amenhotep III ma fatto coincidere generalmente con la reggenza di suo figlio Akhenaton.”

"In effetti, una delle ‘accuse’ mosse al faraone ‘eretico’ è stata indubbiamente quella di essere stato un monarca ‘pacifista’ cioè di non aver preso parte alle lotte che sconvolsero, durante il suo regno, il vicino Oriente e di conseguenza causato la rovina dell’impero egizio, anche se tale accusa, secondo alcuni studiosi deve considerarsi condivisa con Amenophis III. 

''Curiosamente, però, Akhenaton si fece rappresentare spesso in atteggiamenti non proprio ‘pacifici’ ovvero nell’atto di massacrare il nemico vinto, vedasi la facciata del terzo pilone di Karnak o anche le “talatat” ove anche Nefertiti brandisce una minacciosa mazza heg sopra le teste dei nemici vinti.''
“In realtà quel pilone, fu fatto erigere da Amenhotep III, e mentre sulla facciata esterna il faraone venne rappresentato a bordo della barca di Amon-Ra, su quella posteriore Amenhotep elencò i tributi ricevuti in dono dagli asiatici. Inoltre io non mi stupirei tanto di trovare una rappresentazione del genere a Karnak, perché significherebbe che fu commissionata all’inizio del regno di questo sovrano. Anche sé in ogni caso, ciò che Akhenaton volle o meno raffigurare non era necessariamente la realtà. Come fece poi Ramses II con la battaglia di Qadesh, dove ebbe la sfacciataggine di tramandare ai posteri un pareggio come una grande vittoria. Era nella tradizione egizia omettere o truccare sconfitte, problemi e segni di debolezza. La situazione militare sotto l’autorità di questo faraone era davvero disastrosa, e certamente le circostanze non erano le stesse del regno di suo padre, nel quale registriamo l’inizio di un processo di indebolimento dell’esercito che troverà poi il culmine con Akhenaton.”



“Un altro aspetto singolarmente ‘unico’ di Akhenaton è sicuramente quello che riguarda le sue rappresentazioni iconografiche che hanno portato, e portano tuttora, molti studiosi a ipotizzare l’omosessualità di questo faraone unita a diverse diagnosi di malattie di cui avrebbe sofferto, in particolare la sindrome di Froelich con una conseguente controversa probabile impotenza sessuale. Alan Gardiner nel suo ‘La civiltà egizia’ ha scritto che ”E’ ben difficile che da genitori nel complesso normali potesse nascere un figlio più difforme di Amenophis IV. Sebbene nei monumenti di data più antica i lineamenti e il corpo non presentino notevoli differenze da quelle dei principi egizi suoi predecessori, non è possibile mettere in dubbio la fedeltà dei ritratti di pochi anni dopo dai quali appare persino repellente: Una testa oblunga pende in avanti da un collo lungo e sottile; una faccia stretta, col naso prominente, labbra spesse e mento arrotondato e sporgente; un corpo dallo stomaco infossato e il ventre rigonfio, grosse cosce e polpacci sottili: insomma, un aspetto per nulla virile”

La sindrome di Froelich causa appunto impotenza sessuale, è quindi da escludere a priori, visto che il re ebbe sei figlie da Nefertiti e poi lo stesso Tutankhamon da Kyia. Un'altra sindrome ipotizzata per l'aspetto di Akhenaton è quella di Marfan. Per quanto riguarda questa malattia si tratta di una patologia ereditaria, quindi anche se il corpo di Akhenaton non ci è pervenuto, è possibile escluderla perchè abbiamo a nostra disposizione tre mummie imparentate con questo faraone; Amenhotep III, Tutankhamon e il probabile Smenkhara, rispettivamente padre, figlio e forse fratello di Akhenaton. In ognuno di loro non si riscontrano i segni della Marfan ed è quindi altamente improbabile che il faraone ne potesse soffrire. Vorrei aggiungere che è decisamente poco costruttivo ipotizzare una qualsiasi malattia solo sulla base di immagini, e poi significherebbe che si trattò più di un ''epidemia'' che di una malattia ereditaria, visto che non solo la famiglia reale venne ritratta con forme particolari. Come testimonierebbero anche le strane teste allungate che ritroviamo nel faraone e nella sposa, che visto l’impossibilità di rapporti familiari testimoniano il gusto artistico dell’epoca. Quindi le buffe immagini date dall'epoca amariniana sono da attribuire esclusivamente ad un rinnovo della concezione artistica del re. L'arte egizia prima e dopo questo re era caratterizzata da due motivi sostanziali, il primo fu che era un arte creata per chi ha un uso diverso della vista, cioè la divinità, con Akhenaton divenne un opera che doveva esser vista anche o elusivamente dall'uomo suddito. Il secondo era quello di dare un immagine perfetta del sovrano, distaccandolo dal semplice uomo; invece nell'epoca amarinana ritroviamo l'essenza umana del re, il faraone non è più una divinità distante seppur in terra, ma un dio che interagisce con il popolo e che entra in contatto con esso. Per fare tutto ciò le forme si ammorbidiscono fino ad ingrandire i difetti di un sovrano che non è più perfetto, ma che come ogni uomo invecchia. Anche nell'arte Akhenaton tentò di riconquistare il suo popolo.”

“Se, come tu affermi le 'buffe' raffigurazioni iconografiche di Akhenaton giunte fino a noi non descrivono il suo vero aspetto, quale potrebbe essere stato lo stesso nella realtà?”
“Per capire quale fosse il suo aspetto, dobbiamo ancora una volta guardare a suo padre e a suo figlio; entrambi di altezza e corporatura media. Quindi non credo di sbagliare affermando che fosse alto all'incirca sul 1,60cm e che il suo aspetto rispecchiava quello di Amenhotep III.”

“Tutankhamon figlio di Akhenaton?”
“Non siamo a conoscenza della sua genealogia ma era sicuramente di stirpe reale. In un iscrizione Tutankhamon chiama padre Amenhotep III anche se a mio avviso si tratta di un altro tentativo di cancellare Akhenaton e legarsi allo pseudo-nonno; considerando gli anni di regno di Akhenaton tra i 13-17anni è impossibile che Tutankhamon sia figlio di Amenhotep visto che il re salì a trono all'età di 9anni, quindi molto piccolo per essere fratello e no figlio di Akhenaton.


“Il tentativo di cancellare Akhenaton lo si potrebbe intendere come un desiderio da parte di Tutankhamon di rinnegarlo come padre?''

“Non sono certa che dietro il distacco di Tutankhamon da Akhenaton ci fosse il giovane faraone, molto probabilmente questa politica, che io tengo a precisare la sola possibile, c’è un personaggio molto singolare, Ay; che fu faraone dopo il re bambino e probabilmente padre di Nefertiti.”


“Quali benefici avrebbe portato al giovane faraone il suo legarsi ad Amenhotep III?”

“Sicuramente quello di riportare in Egitto un equilibrio che ormai mancava da troppo, inoltre questo volersi riunire ai faraoni prima dello scisma amarniano è rafforzato dal fatto che chiama Thutmosis IV bisnonno, ma questo mi fa pensare che egli fu aiutato da uomini come Ay, Horemheb, Nakhtmin e Maya; persone che vissero quell'epoca di sconvolgimenti e che sapevano cosa fare e come farlo.”



“Akhenaton e sua moglie Nefertiti: un rapporto idilliaco?”
“Quando parliamo di rapporti personali è bene sempre ipotizzare, visto che non esistono prove a sostegno di una qualsiasi certezza. Ipotizzando potrei dire che il loro fu un matrimonio basato sulla complicità, il rispetto, il sostegno e l’ammirazione reciproca.”


“Però, non sei certamente all'oscuro di una probabile separazione di Nefertiti dal marito, avvenuta dopo l'anno 12 del regno di Akhenaton”

“Si, ad un certo punto Nefertiti scompare, non si hanno più tracce di lei, probabilmente morì o probabilmente no. Appena scompare la regina esce un personaggio di nome Neferneferuaton Nefertiti, dopo di lui cè un Neferneferuaton Ankheperura(che molto probabilmente fu il succesore di Akhenaton)e poi giungiamo ad Ankheperura Smenkhara; il nome del faraone che regnò prima di Tutankhamon, forse questi personaggi erano la stessa persona?o ne sono diverse?”


“Il mistero della morte di Akhenaton e della sua mummia non ancora ritrovata e del luogo della sepoltura.”

“Come sia morto Akhenaton rimane un mistero, come la sua mummia del resto. Molti credono che il suo corpo è quello ritrovato nella KV55 e altri invece che sia andato perduto, personalmente penso che il suo corpo non è ancora nascosto da qualche parte nel deserto egiziano e che la mummia ritrovata in quella tomba sia di Akhenaton.”


“Siamo in presenza di semplici ipotesi oppure esistono prove convincenti a conforto della tesi, da te condivisa, che vuole la mummia della KV55 essere quella di Akhenaton? ''

''Purtroppo quando si esegui il trasporto della mummia della KV55 cioè King Valley n°55(la sigla con cui si indica una tomba)si confusero i resti della mummia del sarcofago con un altro corpo presente nella tomba. Ma recenti esami eseguiti sulla mummia che si presume sia quella del sarcofago, hanno sottolineato una somiglianza impressionante con Tutankhamon, il cranio corrisponde e questo indicherebbe una parentela stretta.”

“Per concludere, torniamo al nome del successore di Akhenaton. Prima hai parlato di Neferneferuaton Ankheperura come probabile candidato”
“Chi successe ad Akhenaton è oggetto di dibattito, ma è certo che prima di Tutankhamon ci sia stato almeno un re, forse Smenkhara, un personaggio molto misterioso che alcuni identificano con Nefertiti e altri affermano che tratti di suo fratello o di suo figlio.Credo che alla morte di Akhenaton l’Egitto sia stato governato da Nefertiti con il nome di Ankheperura Neferneferuaton(personaggio che compare con la scomparsa della regina)e che solo in un secondo momento Smenkhara assunse il ruolo di re con accanto Meritaton figlia di Akhenaton e Nefertiti.”

mercoledì 20 gennaio 2010

I gatti nell'antico Egitto

Il Gatto era molto amato e riverito nell'antico Egitto, sia in quanto ospite in casa sia come animale sacro alla dea Bastet.
L' addomesticamento di tale animale risale al Periodo Predinastico, sono stati trovati resti di gatto in una tomba dell'epoca a Mostaghedda, nel Medio Regno, sono assai frequenti le rappresentazioni di gatti che accompagnano il loro padrone a caccia e a pesca nelle paludi, o che riposano, magari divorando un buon pesce, accoccolati sotto la sedia della padrone di casa, o ancora mentre tengono in bocca un topo appena catturato.
Ai gatti di casa si riservava anche un buon trattamento dopo la morte, molti venivano sepolti, talora anche in sarcofagi di pietra.

Nel libro dei morti il gatto maschio appare come personificazione del dio-sole Ra e combatte col malvagio serpente Apofi, è il ''grande gatto di Eliopoli''. In un altro mito solare, noto attraverso testi d'epoca toleimaica, si narra come la dea ''Occhio del sole'', adirata contro il padre Ra, si fosse ritirata nel paese di Kush e avesse assunto l'aspetto di gatta, simbolo del potere divino femminile.
In epoca tarda, un gran numero di gatti sacri furono mummificati e depositati in gallerie sotterranee, essendo stati consacrati a Bastet, a tale epoca risalgono numerose statuette votiva in bronzo dei gatti.
Bastet è rappresentata come una donna con la testa di gatta o con l'aspetto completo di gatta.
La sua figura subì durante la storia egizia, una progressiva evoluzione degli aspetti più aggressivi agli aspetti più gioiosi della femminilità, era originaria della città di Bubasti(che in egiziano era detta Per-Bastet ''dominio/casa di Bastet), dove era considerata madre del dio leone Mysis. Bastet era adorata già nell'Antico Regno a Menfi e a Eliopoli, in queste città era assimilata alle dee leonesse Sekhmet e Tefnut. Come la dea leonessa, Bastet, impersonava la violenza e l' aggressività, era come Hathor e Tefnut, l'occhio sinistro del sole che fa strage di venti.
Al contempo però proteggeva la regalità, di cui incarnava la potenza guerriera, ma fu anche dea della pace e come dea della pace, Bastate incarnava invece la femminilità gioiosa e proteggeva il focolare domestico.
Questo secondo aspetto prevalse sopratutto durante il Nuovo Regno, quando la dea venne identificata preferibilmente con la gatta, il felino domestico. A Bastet erano dedicate le mummie dei gatti, i più famosi cimiteri dedicati ai gatti, sono quelli di Bubasti, Tanis, Saqqara, Beni Hassan e Tebe.
La città di Bubasti esisteva già dall'epoca della IV dinastia, ma la sua ascesa politica si ebbe durante la XXII dinastia libica.
Bubasti rimasi quindi un centro molto importante, Amenemete III e Amenhotep III ci fecero costruire delle cappelle giubilari, Osorkon I costruì una sala ipostila, Nectanebo II un portale con il suo giubileo e sono stati ritrovati dei vasi in oro e argento recanti il cartiglio di Ramses II..ora c'è un progetto in corso per riportare la città agli antichi splendori, sarà una meraviglia.
I gatti figurano anche nei libri dei sogni e compaiono nel Papiro Satirico con effetti ironici, mentre i testi funerari mettevano in guardia contro i demoni con aspetto felino.
I gatti venivano anche impiegati nell'ambito di certe pratiche medicinali.

venerdì 1 gennaio 2010

Chi sono..



La mia passione per l'antico Egitto nasce durante l'infanzia, sono stata fortunata perché sapevo, prima di chiunque altro alla mia età, cosa avrei fatto da grande. Tutto ciò di cui ho bisogno lo posso trovare sulle sponde del Nilo: "è stato scritto che chi ha bevuto l'acqua del Nilo non possa più dissetarsi altrove...".

Le persone nascono con diversi talenti, c'è chi comprende la musica, chi capisce la matematica e poi ci sono quelli come me, noi sentiamo, fiutiamo e comprendiamo l'archeologia.
Io credo in questo mio dono ed è questo che mi spinge e sempre mi spingerà verso quella terra, ci si nasce così, si può tentare di capirlo, ma se l'Egitto non ti sceglie, se esso non ti richiama a se, quello che resta è solo e soltanto un pallido riflesso di quello che sentiamo noi che siamo stati scelti fin da piccoli.

Nella mia vita ho moltissime passioni, tanti amori e molteplici hobby, ma solo l'Egitto rinchiude tutto ciò in se stesso e mi emoziona come quando da bambina mi ritrovai per la prima volta davanti all'immagine di Ramses I che viene accolto nell'oltretomba da Horus e Anubi. Quella scena risvegliò in me l'Egitto.

Il mio nuovo libro: Immortali - Le mummie di uomini e donne dell'antico Egitto.

 Con questo post voglio inaugurare il nuovo blog. Ormai è passato circa un anno dal mio ultimo post ed è arrivato il momento per me di torna...